Teatri e dragoni

Qualche giorno fa sono andato a Leicester Square per vedere se potevo trovare qualche biglietto di musical a prezzi decenti

*Pling*
Si avvisano i gentili lettori che a Leicester Square c’è il rivenditore ufficiale di biglietti teatrali “last minute” a prezzi solitamente ribassati

e siccome sono ancora disoccupato, perché non cercare qualcosa da vedere?

Zero. Nada de nada. Tutti esauriti. Sarà forse perché ci sono andato alle 11.30 di mattina (e quel chiosco ha sempre la fila)? Fatto sta che mi son detto Cià su, andiam a fare un giro intanto che siam qui.

Innanzitutto ho dato una occhiata alla piazza in sé e ho potuto notare qualcosa che in Italia sarebbe impensabile. Tre teatri e tre cinema concorrenti che si affacciano sulla stessa piazza facendosi concorrenza leale. In Italia, più sono lontani e meglio è…

Guardati un attimo i film in cartello, mi sposto di ben 30 metri dalla piazza, e subito inizio a notare un qualcosa di alquanto strano…

Entrata di Chinatown
Portone... esplicativo?
Via di Chinatown
Via di Chinatown

Fatto sta che, da una strada quasi vuota mi ritrovo catapultato in un’altra praticamente così… Piena stipata di gente, di venditori per strada che cercavano di offrirmi la peggiore frittura o cibo esistente.

Oltretutto, nel quartiere orientale di Londra (comunemente chiamato Chinatown anche se sono presenti giapponesi, coreani e pure mongoli), pochissimi parlano inglese. E come speri di attirare un turista? Facendogli annusare un involtino primavera? Scapperebbe subito!

E allora si ricorre al metodo più antico. Il Pelo. Come hostess fuori dai ristoranti ci sono delle graziose ragazze (obiettivamente molto carine) che ti invogliano a guardare il loro menù e tu, forse incantato da una parlata completamente a te sconosciuta, forse incantato dal pollo alla cantonese, forse speranzoso di ritrovare l’hostess all’interno, ti fiondi nel ristorante e ti scofani qualsiasi cosa sia commestibile e non.

Un’altra prova che non parlino mezza parola di inglese sono i cartelli delle strade, anch’essi in cinese (altrimenti questi si perdono…)

Cartello in cinese
Cartello in cinese

Stomacato dal quartiere orientale (mi dispiace ma, per quanto io adori il Giappone, in quel quartiere ce n’era molto poco), decido di fare altri 200 metri per ritrovarmi in un’altro mondo completamente differente. La zona “simil italiana”.

Sono stato al Bar Italia, un rinomato locale londinese dove preparano un caffé DECENTE (scusatemi ma dopo 1 mese qui bevo qualsiasi cosa sembri un caffè) e noto con piacere che viene preparato con macchine della Gaggia. Ok, non è una Faema di cui sono un accanito sostenitore, ma è comunque un marchio ben noto nel BelPaese.

Negozio di piadina
Negozio di piade

Rimango però spiazzato dal negozio di fronte al Bar Italia. All’inizio penso ad un refuso o un errore di stampa, poi mi avvicino e vedo il menù a base di salami, squacqueroni e rucole varie e penso CASA!

Poi cerco di capacitarmi su come un prodotto LOCALE come la piadina romagnola sia addirittura arrivato a Londra…

Dite che finalmente Samuele Bersani sia riuscito nel suo intento?
Dopotutto è dal 1994 che, tramite la canzone Freak, stava cercando di esportare la piadina romagnola

Resto allibito, e domani torno a vedere se c’è qualche biglietto di musical disponibile a prezzi umani.

Ciao!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *